Qual è la velocità ottimale nella corsa? La domanda sembra semplice, ma contiene obiettivi differenti. Un ritmo che riduce il costo energetico per chilometro non coincide necessariamente con quello utile per preparare una gara o con quello sostenibile da una persona che ricomincia a muoversi.
Il ritmo scelto spontaneamente
Una ricerca presentata da Stanford nel 2022 ha confrontato dati di corsa raccolti nel mondo reale con misurazioni energetiche in laboratorio. Il lavoro suggerisce che i corridori ricreativi tendano a scegliere ritmi vicini a quelli economicamente favorevoli, anche su distanze diverse.
È un risultato sul comportamento e sull’efficienza: non identifica un valore in chilometri orari da prescrivere a tutti. “Ottimale” ha significato soltanto se si specificano la persona e la grandezza misurata.
Velocità e intensità non coincidono
I CDC spiegano che l’intensità può essere descritta anche in termini relativi, cioè rispetto allo sforzo del singolo individuo. Nel test della conversazione, un’attività moderata consente generalmente di parlare ma non cantare; durante uno sforzo vigoroso si riescono a pronunciare solo poche parole prima di riprendere fiato.
Queste indicazioni aiutano a interpretare lo sforzo, ma non sostituiscono una valutazione medica quando necessaria. Due persone alla stessa velocità possono impegnarsi in modo molto diverso.
Che cosa chiedere a un programma di allenamento
Un programma dovrebbe rendere esplicito il proprio obiettivo: continuità dell’attività, preparazione di una distanza oppure miglioramento della prestazione. Un dato sull’economia della corsa non risponde automaticamente a tutte queste esigenze.
Per leggere correttamente una ricerca occorre distinguere anche energia consumata per minuto ed energia per distanza. La prima descrive quanto rapidamente si spende energia; la seconda quanto costa percorrere un tratto. Confonderle porta facilmente a trasformare un risultato interessante in un consiglio universale che lo studio non fornisce.